DIARIO DI PALCO

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Appunti di teatro per bambini

di Silvia Bennett

Il mio lavoro come autrice di spettacoli per bambini inizia in Olanda nel 2008 quando mi sono trasferita ad Amsterdam. Ho sempre avuto grande interesse per l’infanzia, mi sono laureata in scienze della formazione a Firenze nel 2006. Nel mio percorso ho sempre lavorato con e per i bambini. Non ho mai ritenuto semplice fare spettacolo per i piccoli, ma sicuramente molto stimolante. Ad Amsterdam ho avuto la grande fortuna di incontrare Ingrid Wolf, direttrice del festival 2Turvenhoog. Ingrid oltre ad essere una programmatrice, si occupa di arte e infanzia, mette in dialogo istituzioni, artisti, insegnanti e genitori, per valorizzare l’arte e i bambini. 

In questi anni ho raccolto tante esperienze e mi sono confrontata con artisti straordinari, oltre che con famiglie, educatori e programmatori. Spesso mi viene chiesto se c’è una differenza tra bambini olandesi e italiani: sostanzialmente no, ma per me sono chiare le differenze della cultura in cui sono immersi, questo però non cambia la loro predisposizione all’arte.

Qui di seguito scrivo alcuni appunti o meglio riflessioni che mi piacerebbe condividere.

I bambini a teatro

Recentemente ho letto un articolo su Mind, una rivista di psicologia e neuroscienze. L’autrice di questo articolo Anna Oliveiro Ferraris parla della difficoltà di alcuni genitori nel dare delle regole ai propri figli, saper dire no. Parla della necessità di “recuperare la tenerezza … e imparare a stare nel momento presente.. individuare regole chiare e poi attenervisi”.

Questi tre punti: Regole chiare, Tenerezza e Momento presente, sono i punti da cui parto per parlare della mia esperienza nel teatro per bambini.

Lo spazio performativo è ricco di regole sedimentate negli anni, ci sono convenzioni sociali che ci dicono di non salire sul palco o di non invadere lo spazio scenico, ma c’è anche qualcosa di più, l’energia performativa, la tensione della scena che anche un bambino molto piccolo riesce a percepire e rispettare. E’ quel tipo di energia che si sente quando si entra in una stanza dove due persone stanno litigando, si sente e, automaticamente, sulle punte dei piedi, ci si allontana per non invadere quello spazio pieno di tensione.

Per i performer le regole della scena sono così radicate che diventano trasmissibili a livello energetico, è la nostra presenza scenica che delimita lo spazio performativo. Molto raramente i bambini entrano in scena se non invitati; è successo, ma in casi particolari, o perché incitati da spettatori adulti o perché spinti da una curiosità inarrestabile. Una volta un bambino sordo era così affascinato dalla batteria che è andato a sedersi accanto ad essa per sentire le vibrazioni, ma devo ammettere che mi sarà capitato 5 volte in 10 anni.

Nel creare spettacoli per bambini attingo a quella tenerezza di cui parla Ferraris; è una tenerezza non intesa come qualcosa di molliccio, ma come apertura e disposizione all’imprevedibile. Allo stesso tempo non è possibile come performer sottrarmi alla coerenza e fermezza delle regole sceniche, per questo i bambini rispettano lo spazio in cui mi muovo, come io rispetto e includo la loro esistenza come pubblico.

Il mio lavoro affonda le sue radici nell’improvvisazione. Con i bambini, specialmente molto piccoli, è fondamentale per me stare nel momento presente, ascoltarli mentre sto facendo lo spettacolo ed avere la disponibilità di navigare all’interno della partitura fisica adattando piccole cose, giocando con lo spazio e il tempo.

La qualità artistica

Quando ho iniziato a lavorare come coreografa odiavo che mi venisse chiesto: “per quale pubblico è il tuo spettacolo?”, prima ancora di essere entrata in studio. Quando ho intervistato, per la mia tesi,  Ferdinando Albertazzi, autore di libri per adulti e ragazzi, mi disse: “ perchè letteratura per ragazzi? Se i libri hanno anche solo una frase che può dire qualcosa, contano in sè per sè. Poi magari piacciono anche ai bambini. I miei libri non sono obiettivamente per bambini né per ragazzi”.  Questa è una visione che condivido pienamente, credo che le opere per bambini debbano avere le stesse cura e qualità degli spettacoli per adulti. 

Anna Ascenzi diceva che il piacere della lettura non si basa soltanto sul contenuto del libro, ma si riconosce dalle scelte linguistiche e stilistiche che compie l’autore. Niente dev’essere lasciato al caso, perché il piacere di leggere risiede anche nell’apprezzamento della scelta linguistica. Un’opera di elevato livello artistico assicura la partecipazione ed il coinvolgimento del lettore, cosa che non accade se il testo è scadente. Ed è esattamente la stessa cosa per lo spettacolo dal vivo.

Con gli anni mi sono accorta che il mio modo di creare per i bambini è diverso rispetto alla creazione per adulti, ma non tecnicamente, è diverso il contenitore da cui attingo ispirazione. Con i bambini, quando ci si siede a spiegargli una cosa, si cambia tono di voce, si cercano parole semplici, magari ci si mette in ginocchio, si cambia la nostra fisicità, ma non è questo che mi interessa, la cosa che mi piace di più è che alla fine di una lunga spiegazione spesso ti rispondono con un “perchè?” e allora devi attingere alla tua creatività, questo mi interessa, “non limitare le possibilità dell’assurdo” come diceva Gianni Rodari.

I bambini sono molto sensibili alla bellezza, la spettacolarizzazione banale non è all’altezza delle loro capacità immaginative. Ricordo un’invasione su palco incontrollabile, avevamo bambini ovunque scatenati e urlanti, ad un certo punto uno dei danzatori ha iniziato a fare un solo bellissimo, delicato, potente, toccante e tutti si sono fermati a guardare, i bambini si sono calmati e seduti, la bellezza li ha riportati all’ascolto e al rispetto.

Adulto- bambino- performer

C’è un altro aspetto dello spettacolo dal vivo che vorrei evidenziare. Spesso succede di sentire adulti che parlano dell’arte contemporanea come troppo astratta, difficile da capire e distante. I bambini sono un grande veicolo per comprendere l’arte contemporanea. 

Il contemporaneo spesso richiede un atteggiamento immersivo, non razionale, per questo i bambini aiutano i genitori a rilassarsi e a godersi lo spettacolo; percependo il loro coinvolgimento i genitori si lasciano coinvolgere. In Francia andai a vedere uno spettacolo sulla morte, il palco era sommerso di topolini veri e uno di questi danzava sulle spalle della performer. In un primo momento sono stata avvolta da un senso di disgusto, poi un bambino ha detto: “guarda mamma i topolini”, con la serenità con cui si indica un cucciolo di cane, il senso di disgusto si è volatilizzato, quel bambino mi ha permesso di godermi lo spettacolo, ed era davvero uno spettacolo meraviglioso. 

La funzione dell’adulto nello spettacolo dal vivo è di contenitore di emozioni. Ho presentato il primo studio di Libra a un pubblico di neonati (6-8 mesi). Un bambino, dopo pochi minuti, si è messo a piangere senza un motivo evidente, poi si è rilassato e ha continuato a guardare lo spettacolo sdraiato a terra vicino alla mamma. Alla fine dello spettacolo la mamma mi ha detto: “mio figlio era emozionatissimo, sentivo la sua emozione, che è esplosa in un pianto, dopo aver scaricato la tensione emotiva, si è rilassato ed ha seguito tutto lo spettacolo, credo che sia una cosa normale, non aveva mai visto una performance”. 

Sentire l’arte

La paura di non capire uno spettacolo contemporaneo non appartiene ai bambini, credo per questo sia importante per gli adulti avvicinarsi al teatro senza pretendere di capire, ma con la disponibilità di sentire, e magari lasciarsi guidare dai più piccoli.

“In primo luogo, credo che sia molto importante provare piacere nell’ammirare un’opera d’arte. Partendo esclusivamente da un approccio scolastico o analitico, si farà confusione e non si comprenderà che cosa sia veramente l’arte. Dubito fortemente che chi sappia ascoltare il canto di un uccello o apprezzare la visione di un prato fiorito, possa esprimere facilmente le sue sensazioni. E’ quindi ovvio che anche per apprezzare appieno le grandi opere d’arte, sia necessaria una particolare concentrazione e un certo tipo di atteggiamento mentale, perchè apprezzare l’arte significa, soprattutto all’inizio, sentirla”.

I bambini sono degli esperti professori del “sentire”, prima ancora di nascere, ascoltano, sentono, nella fase del pre linguaggio comunicano e per questo credo dobbiamo riconoscergli il ruolo di maestri, lasciarci guidare da loro nel mondo dell’arte. 

“I bambini non sono adulti manchevoli e primitivi.. sono una forma diversa di Homo sapiens”. “Da piccoli, siamo impegnati su due fronti, imparare come funziona il mondo e immaginare come potrebbe funzionare altrimenti.”

Questo è quello che facciamo in teatro, giochiamo con i mondi possibili o impossibili, cavalchiamo l’assurdo e saltiamo da un’associazione logica ad una irrazionale.  

Bergson diceva che mentre tutti gli altri utilizzano l’intelletto per costruire macchine necessarie alla sopravvivenza, l’artista supera il filtro dell’interesse pratico e utilitario, osserva la realtà oltre la barriera edificata dall’intelletto, oltre la tecnica e perciò intuisce la vera natura delle cose.

Credo che per i bambini vedere un adulto in scena, immergersi completamente in un altro mondo e lasciarsi portare dall’immaginazione, sia un’esperienza emozionante e rassicurante allo stesso tempo. 

Qualche anno fa stavo danzando nel progetto Wonderland, che è un progetto di improvvisazione tra musicisti, danzatori e light designer; lavorare con la musica dal vivo è straordinario: ad un certo punto un musicista decide di fare un solo di chitarra, molto complesso e contorto; era molto difficile da interpretare e quindi mi sono fermata e mi sono seduta in mezzo al pubblico. Un bambino di meno di un anno si è alzato ed è andato in scena danzando al posto mio. Lui aveva capito la musica e la danzava con una semplicità e potenza disarmanti.

I bambini sono sensibili alla bellezza, sono in ascolto e si accorgono del bello senza averne timore. 

Avrete tutti sentito parlare dell’esperimento a Washington in metropolitana dove Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo, ha suonato per 43 minuti quasi completamente ignorato dai passanti, facendo finta di essere un artista di strada; ebbene i pochi passanti che si sono fermati ad ascoltarlo erano bambini.

“There was no ethnic or demographic pattern to distinguish the people who stayed to watch Bell, or the ones who gave money, from that vast majority who hurried on past, unheeding. Whites, blacks and Asians, young and old, men and women, were represented in all three groups. But the behavior of one demographic remained absolutely consistent. Every single time a child walked past, he or she tried to stop and watch. And every single time, a parent scooted the kid away.” (Non c’era alcun modello etnico o demografico per distinguere le persone che rimanevano a guardare Bell, o quelle che davano soldi, da quella stragrande maggioranza che si affrettava a passare, senza prestare ascolto. Bianchi, neri e asiatici, giovani e anziani, uomini e donne, erano rappresentati in tutti e tre i gruppi. Ma il comportamento di un gruppo demografico è rimasto assolutamente coerente. Ogni volta che passava un bambino, cercava di fermarsi a guardare. E ogni singola volta, un genitore portava via il bambino).

L’importanza del dialogo tra educatori ed artisti.

Credo che  instaurare un dialogo tra educatori ed artisti sia fondamentale. 

Educatori ed artisti non sono tanto diversi, il lavoro dell’educatore è intenzionale, non casuale, consapevole, riflessivo e flessibile. Partiamo entrambi da teoria e prassi che fungono da supporto per adattarsi a una realtà mutevole e multiforme.

“Il professionista dell’educazione è colui che ha la consapevolezza delle proprie competenze e che sa applicarle in maniera trasversale ad ogni situazione pratica in cui si trovi ad agire”.

Lo stesso vale per gli artisti. Credo che comunicare sia importante per ridurre la distanza tra spettatore e spettacolo. 

Sono stata invitata a Bologna al Festival “Visioni di futuro, visioni di teatro”. Ho presentato lì un primo studio di Libra, sono stata affiancata da un’educatrice che aveva il compito di osservare la reazione dei bambini. Mi ha riportato tantissime risposte che altrimenti non avrei avuto modo di ascoltare: una bambina per esempio è corsa da lei dicendo: “mi sembra di volare, guarda ho anche io le ali come la ballerina”, alzando le braccia e facendo una giravolta. 

Ad Amsterdam ho lavorato per anni per l’associazione Memo negli asili olandesi. Lì andavo a fare una breve performance di 20 minuti per le classi degli asili, il contributo degli educatori era davvero importante. Per prima cosa gli educatori avevano il ruolo di presentarmi ai bambini, inoltre gli educatori che si facevano coinvolgere dallo spettacolo accompagnavano i bambini nell’esperienza e l’arricchivano, senza necessariamente spiegare cosa vedevano ma semplicemente facendosi coinvolgere. 

Come dicevo prima i bambini di natura sono magnifici spettatori, hanno sempre seguito lo spettacolo anche se venivano lasciati da soli, ma c’è una sostanziale differenza:  nella prima parte dello spettacolo, senza educatori, dovevo lavorare attentamente sulla distanza tra me e i bambini perché ero un’estranea nel loro asilo, quindi ci voleva un po’ di tempo prima che si sentissero a loro agio. Mentre quando i bambini erano accompagnati dagli educatori questo avveniva subito, perchè gli trasmettevano sicurezza e quindi avevano la possibilità di immergersi immediatamente nell’esperienza teatrale. Inoltre gli educatori coinvolti alla fine dello spettacolo si sentivano pieni di nuove idee e ricchi di ispirazione. 

Il dialogo con gli educatori mi ha sempre dato la possibilità di andare più a fondo nel mio lavoro; la loro conoscenza, esperienza e professionalità, sono di grande valore per un artista. Un’opera artistica non parte dal presupposto di essere didattica, ma di esistere perché necessita di essere raccontata.

La cosa interessante è che educatori ed artisti partono dallo stesso principio di base: creare valore. Irroriamo lo stesso terreno, ognuno aggiunge il suo contributo, diverso ma allo stesso tempo fondamentale per lo sviluppo della civiltà.

Bibliografia:

 Le due facce dell’amore, Anna Oliviero Ferraris. Mind, Mente e cervello n.179  Novembre 2019

Ferdinando Albertazzi scrittore per caso, Silvia Bennett A.A. 2005/2006

Profili della lettura e letteratura per l’infanzia, Anna Ascenzi.

La Grammatica della fantasia, Gianni Rodari.

Cultura arte e natura, Daisaku Ikeda

Il bambino filosofo, Alison Gopnik.

Evoluzione creatrice, Henri Bergson

Pearls Before Breakfast, Gene Weingarten, Washington Post

L’educatrice di asilo nido, ruolo e percezione della professionalità, Tania Terlizzi.