WHISPERS

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“Quando I diavoli vogliono indossare i peccati più neri, si mascherano prima con apparenze celesti, come ora faccio io. E mentre questo onesto sciocco (Cassio) implora Desdemona di riparare le sue fortune e lei preme fortemente sul Moro, io gli versero’ nell’orecchio questa pestilenza: che lei lo prega spinta dalla lussuria….così trasformo in pece la sua virtù  e con la sua stessa bontà faccio la rete che li acchiappa tutti.”  da Otello di William Shakespeare.

Bisbigliando, intrecciando e sospendendo lo spazio scenico, le due danzatrici portano il pubblico in un viaggio liberamente tratto da Otello di W.Shakespeare; attraverso una sequenza di immagini e sensazioni evocate da quest’opera vanno a scavare nella vulnerabilità umana per farne danza.

Coreografia Silvia Bennett
Danza Carolina Amoretti e Silvia Bennett

“When the devils want to wear the blackest sins, they first disguise themselves with celestial appearances, as I do now. And while this honest fool (Cassio) begs Desdemona to mend her fortunes and she presses hard on the Moor, I will pour this pestilence into his ear: that she prays to him driven by lust … so I turn his virtue into pitch and with his own goodness I make the net that catches them all. ” from Othello by William Shakespeare.

Whispering, intertwining and suspending the stage space, the two dancers take the audience on a journey freely taken from Othello by W. Shakespeare; through a sequence of images and sensations evoked by this work, they dig into human vulnerability to make it dance.

Choreography Silvia Bennett
Carolina Amoretti and Silvia Bennett dance

Recensione Persinsala Teatro di Mailé Orsi

(link)

Crollare sotto il peso della mente

Massa. Terra ostica per la cultura (un po’ come la Versilia) eppure qualcosa si muove. Il castello Malaspina è aperto. La sera. Non solo. Per tutta l’estate 2017 sono programmati una serie di eventiche spaziano dal teatro contemporaneo a quello dialettale, dalle presentazioni di libri alle serate musicali e agli incontri di yoga.

Alcuni impavidi e irriverenti giovani stanno dando vita a una serie di serate culturali a Castello Malaspina, grazie all’iniziativa del Punto Ristoro, al contributo di sponsor privati, e all’organizzazione di If Prana – piccola e dinamica Compagnia versiliese – che gestisce una mini stagione di teatro contemporaneo.

In questo contesto, martedì 1° agosto, mentre una manifestazione di canto dialettale allietava una piazza del centro cittadino, gli avventori del Punto Ristoro hanno potuto assistire a uno spettacolo di teatro danza, Whispers di Silvia Bennet, in una versione site specific della durata di mezz’ora.

Ispirato all’Otello, il lavoro di Bennett (che è autrice della coreografia ed è affiancata in scena da Carolina Amoretti) è un viaggio nei meandri oscuri, e quasi perversi, di una relazione, fra i lacci che legano all’altro, nei labirinti dei pensieri. Una lettura dell’Otello – di un particolare aspetto di Otello – intensa, che riesce a suscitare domande, ad aprire nuove strade. O, forse, sarebbe meglio scrivere: piccoli vicoli bui e tortuosi, per avventurarsi dentro il testo shakespeariano. Un lavoro che ha a che fare con la complessità e si tuffa in essa, nelle domande profonde, nascoste, segrete, legate ai grandi crimini coniugali – parafrasando il titolo del libro di Eric Emmanuel-Schmidt.

Ancora più interessante, però, è il fatto che in scena si mantenga una viva ambiguità, tanto all’interno del singolo personaggio, quanto riguardo i ruoli, al punto che è difficile decidere quali siano effettivamente i personaggi rappresentati (aldilà di un leggero trucco scuro che suggerisce un Otello per la Bennett), cosicché alla fine non si capisce più chi sia che uccide chi. Anche Iago è presente, e la dinamica cui si accennava è estesa ad altri forti legami, a colui che è ritenuto amico fidato ed è, al contrario, nemico.

L’ostilità nella relazione può anche non essere consapevole, può restare nascosta nel profondo del cuore o dell’inconscio: lasciandoci pensare che, in fondo, chiunque ci sia molto vicino è contemporaneamente un nemico e, potenzialmente, un assassino (per lo meno della psiche e dello spirito).

In scena la sottile violenza dello stare insieme: il subdolo permanere nella mente, l’insinuarsi nelle scelte, nella capacità di comprendere, nell’intelligenza stessa.

Due individui si inseguono, non possono stare lontani, si cercano.

Volontariamente o meno, risvegliano i fantasmi interiori, i demoni, i lati oscuri, in sé e nell’altro. I due si avvelenano l’un l’altro, si distruggono. Chi sei, chi ero, di cosa mi stai parlando? Dove sono? Confusione. I contorni si sfumano, i confini dell’identità si sfaldano, sono sottoposti a tensione, distorsione, si sciolgono. Molto efficace, sotto questo aspetto, la sequenza in cui le danzatrici si tirano e deformano vestiti e volto, con scelta e gestione dei tempi del gesto davvero ben calibrate. Altrettanto forte e ben realizzata nei tempi la scomparsa e riapparizione della mano dietro la porta (talmente riuscita da far svanire il rischio cliché): scompare come una morte lenta, che quasi si crede scampata, e riappare come un serpente tentatore.

In generale lo spettacolo è costruito su un calibrato dosaggio dei tempi e dei ritmi. Interessanti le musiche o, per meglio dire, il commento sonoro: tracce di suoni elettronici campionati, dal sapore freddo.

Review Persinsala Teatro by Mailé Orsi


Collapse under the weight of the mind


Massa. A difficult land for culture (a bit like Versilia) yet something is moving. Malaspina Castle is open. The evening. Not only. A series of events are scheduled throughout the summer of 2017, ranging from contemporary to dialect theater, from book presentations to musical evenings and yoga meetings.


Some fearless and irreverent young people are giving life to a series of cultural evenings at Castello Malaspina, thanks to the initiative of the Punto Ristoro, the contribution of private sponsors, and the organization of If Prana – a small and dynamic Versilian company – which runs a mini contemporary theater season.


In this context, on Tuesday 1 August, while a demonstration of dialectal singing enlivened a square in the city center, the patrons of the Punto Ristoro were able to attend a dance theater show, Whispers by Silvia Bennett, in a site specific version lasting half an hour.


Inspired by Othello, the work of Bennet (who is the author of the choreography and is flanked on stage by Carolina Amoretti) is a journey into the dark and almost perverse meanders of a relationship, between the ties that bind to each other, in the labyrinths thoughts. An intense reading of Othello – of a particular aspect of Othello, which manages to arouse questions, to open new paths. Or, perhaps, it would be better to write: small dark and winding alleys, to venture into the Shakespearean text. A work that deals with complexity and dives into it, into deep, hidden, secret questions linked to great marital crimes – paraphrasing the title of Eric Emmanuel-Schmidt’s book.


Even more interesting, however, is the fact that a lively ambiguity is maintained on stage, both within the individual character and regarding the roles, to the point that it is difficult to decide which characters are actually represented (beyond a light dark make-up which suggests an Othello for Bennett), so that in the end it is no longer clear who is killing whom. Iago is also present, and the dynamic mentioned is extended to other strong ties, to the one who is considered a trusted friend and is, on the contrary, an enemy.


Hostility in the relationship can also be unaware, it can remain hidden in the depths of the heart or the unconscious: leaving us to think that, after all, anyone who is very close to us is at the same time an enemy and, potentially, a murderer (at least of the psyche and spirit).


On stage the subtle violence of being together: the sneaky staying in the mind, insinuating oneself in choices, in the ability to understand, in intelligence itself.


Two individuals chase each other, they cannot stay apart, they seek each other.
Willingly or not, they awaken inner ghosts, demons, dark sides, in themselves and in the other. The two poison each other, they destroy each other. Who are you, who was I, what are you talking about? Where am I? Confusion. The outlines blur, the boundaries of identity crumble, are subjected to tension, distortion, melt. From this point of view, the sequence in which the dancers pull and deform their clothes and face is very effective, with really well-calibrated choice and management of the timing of the gesture. The disappearance and reappearance of the hand behind the door (so successful as to make the cliché risk vanish) is equally strong and well realized: it disappears like a slow death, which almost believes itself to have escaped, and reappears as a tempting snake.


In general, the show is built on a calibrated dosage of times and rhythms. The music or, better said, the sound commentary is interesting: traces of sampled electronic sounds, with a cold flavor.