FAMILY AFFAIR

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Rielaborazione drammaturgica Caterina Simonelli

Coreografia Silvia Bennett

con  Davide Arena

Alessandro Balestrieri

Silvia Bennett

Lorenzo Torracchi

Regia Caterina Simonelli

Produzione IF Prana con il contributo della Regione Toscana

Family Affair è un’ arbitraria rivisitazione del mito di Edipo, uno spettacolo dal sapore pop/rock, dove danza e teatro si sposano in un linguaggio poetico e accattivante.

A Tebe, dilaga la peste e prima ancora altri orrori. Gli abitanti  muoiono, sono sterili, sono incapaci di generare. Il male dilaga da uno spazio privato e intimo.

I personaggi sono ridotti a personcine e sono tutti interpretati da tre attori maschi, creando così un universo di partenza sterile, poi c’è un essere che, a metà fra il mondo degli esseri umani e il mondo degli dei, danza non cammina, canta non parla.

Non c’è speranza, l’incapacità di vedere e di vedersi, di conoscersi, ri-conoscersi, diviene una cecità che proietta sull’altro tutte le aspettative, i bisogni, le mancanze e la nostra più intima natura è abnegata in favore di un corpo “votato al martirio” .

Andiamo perdendo la capacità di rimanere lucidi, di vedere la realtà che ci circonda, di raccogliere quelle verità che da qualche parte dentro di noi urlano che fuori di noi si sbracciano per mostrarsi, insomma quelle che facciamo di tutto per mettere a tacere in una “malata sordina esistenziale”

ANTEPRIMA – ore 21.15-

25 Novembre 20 17 Mix Art Pisa

26 Novembre 2017 Valdottavo – Teatro Colombo

Recensioni:

Sara Casini (link)

Mailè Orsi (link)

Dramaturgy Caterina Simonelli
Choreography Silvia Bennett

with Davide Arena
Alessandro Balestrieri
Silvia Bennett
Lorenzo Torracchi

Directed by Caterina Simonelli

IF Prana production with the contribution of the Tuscany Region

Family Affair is an arbitrary reinterpretation of the myth of Oedipus, a show with a pop / rock flavor, where dance and theater are combined in a poetic and captivating language.
In Thebes, the plague spreads and before that other horrors. The inhabitants die, they are sterile, they are incapable of generating. Evil spreads from a private and intimate space.
The characters are reduced to little people and are all played by three male actors, thus creating a sterile starting universe, then there is a being who, halfway between the world of human beings and the world of gods, dances does not walk, sings does not speak.
There is no hope, the inability to see and see each other, to know each other, to re-know each other, becomes a blindness that projects all expectations, needs, shortcomings onto the other and our innermost nature is self-sacrificing in favor of a body “devoted to martyrdom”.
We are losing the ability to remain lucid, to see the reality that surrounds us, to collect those truths that somewhere inside of us scream that outside of us reach out to show themselves, in short, those we do everything we can to silence in a ” existential deaf patient