UNTIL 84 – 2.0

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Ispirato a 1984 di G.Orwell

Regia e coreografia Silvia Bennett

Con Luca Di Natale, Chiara Gistri, Matteo Martorana e Francesco Pelosini

Video Rocco Toscano

Maschere e scenografie Matteo Raciti

Musiche Alberto Gatti

Produzione If Prana con il contributo della Regione Toscana

Sinossi

Until ‘84 – 2.0 è uno spettacolo site-specific, ideato per immergere il pubblico in una realtà  distopica e assurda. Lo spettacolo è infatti una riflessione ironica e graffiante sulla società  contemporanea. 

Il paese è guidato da esseri grotteschi e ottusi capaci di annientare la vita  umana in tutte le sue forme. Liberamente ispirato a 1984 di George Orwell, la  rappresentazione ne cattura il ritmo, le sensazioni fisiche e l’atmosfera  decadente, ma allo stesso tempo attinge all’ironia di Boris Vian e alla drammatica  assurdità di Ionesco. 

Progetto

Il progetto Until 84 –  2.0 nasce come spettacolo immersivo; l’idea è quella di portare il pubblico in uno spazio ambiguo. Ogni stanza, corridoio e giardino, saranno scenografati  e trasformati. Alcune stanze saranno spazi immersivi sonori, altre saranno scenografate dal video mapping ed alcune ospiteranno installazioni interattive. Il pubblico verrà guidato da Alex, un personaggio di fantasia che incarna l’intelligenza artificiale. 

Dopo aver attraversato un corridoio rivestito di giornali con false informazioni, il pubblico verrà portato nell’officina, dove quattro attori vestono i panni della classe dirigente, accompagnati da un suggestivo video mapping e da un tappeto sonoro inquietante. Una classe dirigente grottesca e mostruosa mossa dall’idea che “il vero potere non è quello sulle cose, ma quello sugli uomini” , costruisce le regole che governano l’umanità, regole basate sulla privazione e la manipolazione della realtà stessa. Non manca certo in questa scena una buona dose di ironia, accompagnata da una partitura fisica accattivante.  

Il percorso prosegue nel salotto del generale Abudon, un uomo a cui piace la sua posizione privilegiata, messa a rischio dalla proposta del Presidente di iniziare una guerra per ragioni economiche. Ispirata a “Generali a merenda” di Boris Vian, questa scena ne coglie l’ironia graffiante e apre la porta verso un corridoio angusto dove i soldati si preparano alla guerra attraverso una partitura fisica, angosciante e ripetitiva. 

Ormai permeata dalle scelte dirigenziali, la vita di ogni essere umano è codificata fino dalle prime ore mattutine. “Erano le sette e quindici minuti… Fra tre minuti sarebbero iniziati gli esercizi ginnici”. Da questa scena molto ironica, il pubblico viene portato in quella che noi chiamiamo la scena dei Musulmanner, chiamata così perchè prende ispirazione da una condizione psicologica analizzata da Bruno Bettelheim nei campi di concentramento: “Uno stato di totale disgregazione psicologica che li faceva somigliare a dei cadaveri viventi. I Musulmanner erano individui che sembravano essere privi di qualsiasi emozione e stimolo interno e obbedivano in modo automatico agli ordini delle SS come se i loro corpi fossero dei gusci vuoti in balia totale degli eventi esterni.” 

Ma qualcuno resiste e due di loro arrivano quasi sul punto di innamorarsi. Orwell però ci nega anche questa possibilità. 

Lo spettacolo si spinge sempre di più verso una negazione dell’umano, una spinta così forte che trasforma gli uomini in bestie.

 “Queste metamorfosi saranno reversibili?”.